All’interno del Complesso delle Grotte, si apre la famosa Tecchia di Equi, sito archeologico e paleontologico di rinomanza internazionale, composto da un vasto piazzale esterno, detto Riparo e dalla Grotta che si addentra nel fianco della montagna per circa 30 m.

La Tecchia è nota soprattutto per il recupero di una grande quantità di ossa di animali tipici del clima temperato e freddo oggi estinti, in particolare di orso delle caverne (Ursus spelaeus), ma gli scavi, condotti a partire dal 1911, hanno riportato alla luce anche testimonianze di frequentazioni umane.

La conformazione naturale della Tecchia ha infatti favorito fin dal Paleolitico medio (120.000-40.000 anni fa) la sosta di comunità umane, documentata dal ritrovamento di  manufatti litici del periodo musteriano, prodotti dall’Uomo di Neanderthal (Homo neanderthalensis) che a più riprese frequentò quest’area.

Successivamente, durante l’Età del rame (3.600-2.200 a.C.), la Grotta fu probabile luogo di sepolture collettive, sono state infatti ritrovate ossa di almeno una trentina di individui, insieme a molti oggetti tipici di questi contesti, come gli ornamenti in osso e in calcare, le punte di freccia e frammenti di vasi.
L’uomo continuò a frequentare la Tecchia anche durante l’Età del bronzo (2.200-900 a.C.), come testimoniano alcuni frammenti ceramici rinvenuti, e in Epoca Medievale (XII-XV sec.) quando fu realizzata nel piazzale del Riparo una grande struttura in muratura, forse un santuario rupestre, coperto da un tetto ligneo con le travi conficcate nella parete della 

montagna. La lunga vita della Tecchia, è raccontata nella nuova mostra archeologica fruibile al pubblico.

La Tecchia segue lo stesso orario delle Grotte: guarda qui come fare

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